Saul Melman | Divenimenti

a cura di Serena Trizzino | testo di Melanie Kress

 

4 giugno - 31 luglio 2015

 

 

Inaugura giovedì 4 giugno alle ore 18.30 presso la personale dell’artista americano Saul Melman, Divenimenti, quarto appuntamento del ciclo Focus on, dedicato agli artisti emergenti e alle nuove ricerche. La mostra, curata da Serena Trizzino e accompagnata da un catalogo con testo di Melanie Kress, presenta per la prima volta in Italia il lavoro multi-disciplinare di Melman che include sculture, fotografie e lavori su carta. 

 

Affascinato dal procedimento quanto dal suo esito, Melman esplora l’effimero, la temporaneità intrinseca agli oggetti e l’imprevedibilità del risultato finale.

In questa mostra Saul Melman presenta quattro differenti serie di lavori: How You Hold Something Inside Matters, Best Of All Possible Worlds, Anthropocene e Heliogram.

 

Le sculture presentate in mostra raffigurano una sorta di alter ego di porte e pareti. Pur essendo oggetti riconoscibili, la loro decontestualizzazione e trasformazione sorprendono lo spettatore e lo invitano a riflettere sul significato di “soglia” e sicurezza domestica.

How You Hold Something Inside Matters consiste in installazioni site specific create con un gruppo di mattoni ricavati da polvere di scarto della lavorazione delle pelli, e quindi chiari e leggerissimi. Negandogli la loro originaria identità e destinazione d’uso, Melman cambia le coordinate di riferimento di questo oggetto e mette in discussione la visione comune di dimora come luogo protetto e sicuro.

La serie Best of All Possible Worlds, iniziata nel 2011, si compone di calchi - in plastica semi-trasparente - di porte recuperate, montati su telai di acciaio. L’installazione di Melman, ancora una volta pensata in funzione del luogo che l’accoglie, crea uno spazio immaginario, che ci fa pensare a una sorta di archeologia moderna di un luogo mai esistito. L’ambiente viene così reinterpretato, anche grazie ai giochi di luce creati dalla trasparenza delle porte.

 

Le opere su carta catturano, letteralmente, le caratteristiche fisiche di luce e ghiaccio.

Nella serie Anthropocene, nata durante la residenza d’artista Dieu Donne nel 2013, Melman sperimenta l’interazione fra carta e ghiaccio. Partendo dalla produzione di carta attraverso l’utilizzo della foglia di Abacà, un tipo di banano nativo delle Filippine, l’artista interviene sovrapponendo alla polpa calda fogli o cubi di ghiaccio. Sfruttando le conseguenze del contatto tra superfici di diversa temperatura, e colando nelle crepe così createsi un inchiostro nero, Melman è in grado di catturare l’impronta lasciata dal ghiaccio sulla carta.

Infine, la serie Heliogram nasce nel corso di due residenze nel deserto di Joshua Tree in California. Saul Melman, utilizzando un container industriale, ha realizzato una camera oscura con la quale, prendendo ispirazione dalle composizioni oniriche e multi-prospettiche dei dipinti bizantini, cattura scenografie e performance che si trasformano in immagini con evocazioni geometriche e spirituali.

 

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