Panta Rei | Vittoria Gerardi, Maria Laet, Lucas Simões, Rodrigo Torres

a cura di Marina Dacci

19 novembre - 18 dicembre 2021

Galleria Anna Marra è lieta di presentare la mostra collettiva Panta Rei. Vittoria Gerardi, Maria Laet, Lucas Simões e Rodrigo Torres sono stati invitati a esplorare l'idea di forma dell'opera tra memoria e percezione del reale, esaltandone gli aspetti di instabilità e cambiamento. Il reale spesso è uno strato profondo e sottostante, talvolta represso nella nostra esistenza.


Nei lavori esposti il processo di costruzione e decostruzione formale si confronta con lo spazio e il tempo concessi all'inatteso; un inatteso che nasce sia dal rapporto fisico con l'opera durante la sua realizzazione sia dall'apertura a uno scambio "sensibile" con il soggetto del lavoro che spesso afferisce a immagini archetipiche.
Sguardo e gesto modificano le traiettorie nella ricerca della forma.
Un'esperienza generativa è allo stesso tempo fisica e psichica. Nel processo di creazione delle opere si avverte, senza soluzione di continuità, uno slittamento fra psichico e fisico, talvolta carico di sensualità. Anche il tempo portato nell'opera assume una dimensione fisica, corporea, a volte performativa, nella temporalità dilatata dell'azione.
Ogni idea, ogni esperienza trovano così un loro corpo che evidenzia la fluidità nel cambiamento perpetuo dentro e fuori di noi.
L'immagine può reincarnarsi in differenti stati diventando visione, interrogandosi inevitabilmente sul rapporto con la materia impiegata, ma anche con quello del nostro sentire, della nostra identità. Per un artista ragionare sulla costruzione delle forme e sull'organizzazione dello spazio significa soprattutto questo.
Gerardi, Laet, Simões, Torres rappresentano ciò che accade in natura, l'entropia della materia durante il processo di lavoro, l'assorbimento del tempo con sovrapposizioni, ripensamenti, aggiustamenti formali legati a una memoria esperienziale, le sottrazioni/distorsioni di senso, frutto di cambiamenti culturali, la rigenerazione del soggetto dell'opera da consegnare allo sguardo e infine la possibilità, per il visitatore, di modificare la forma. Decostruire l'immagine tende a rompere uno sguardo egemone, spesso stereotipato. L’immagine diviene così portatrice di precise istanze identitarie e culturali, in cui l'opera è una soglia per accedere ad altri mondi.

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