Michael Ryan | Drawings

a cura di Serena Trizzino | testo di Nova Benway

 

25 marzo - 16 maggio 2015

 

 

Inaugura mercoledì 25 marzo alle ore 18.30 presso la galleria Anna Marra Contemporanea il terzo appuntamento del ciclo Focus on, dedicato agli artisti emergenti e alle nuove ricerche, con la personale, curata da Serena Trizzino, dell’artista americano Michael Ryan, che presenta per la prima volta in Italia il suo lavoro monumentale e intricato. 

 

In mostra dieci disegni a matita su carta che ritraggono gruppi di persone, individui o situazioni, che caratterizzano il lavoro di Ryan. I lavori sono ispirati da fotografie per lo più di inizio ‘900. Dopo aver scelto le immagini di riferimento, Ryan unisce i loro elementi attraverso un complesso processo di addizione e alterazione, il cui risultato finale è un lavoro che imbeve i documenti originali di immaginazione e mistero. Le vecchie fotografie infatti sono usate solo come spunto. Sono l’immaginazione e l’abile tratto dell’artista a creare atmosfere suggestive, identità distinte e frammenti di vita che ci sembrano pieni di storia anche se non sono mai esistiti.

I dettagli incisi sulla carta con ossessiva cura, le aree bianche sfuggite alla matita, i fogli incollati fra loro come parti di un puzzle, le cancellature e i bordi rovinati durante i lunghi mesi di lavorazione sono gli elementi del lavoro di Ryan, che aprono una porta in un mondo immaginario dove il segno fa da guida.

Ryan sembra intenzionato a rivelare l’ambiguità che è alla base della documentazione visiva: per quanto possa essere ampia e definita la raccolta di testimonianze di un evento, non potremo mai veramente sapere cosa stia pensando ciascun partecipante, se manchi qualcuno, se i presenti si siano mai più rivisti. Questa sembra essere la ragione per la quale Ryan non ha interesse ad usare personaggi conosciuti: l'anonimità di ogni scena scollega quest'ultima da qualsiasi chiara narrativa personale o politica.

Piuttosto che ritrarre memorie personali o testimonianze culturali inventate, Ryan sceglie un'immagine già esistente e la investe di significato attraverso il disegno. L'atto inconscio di raffigurare un dettaglio che in una fotografia è sfocato o oscurato - una cravatta stropicciata, una manica gonfia, un'espressione scettica - diventa per lui un modo per interpretare. Il disegno, insiste Ryan, ha il suo metodo di codifica e decodifica, distinto da ogni altro media, e l'informazione fornita da un disegno deve essere accettata per quello che è. “Non c'è alcuna storia dietro l'immagine. Piuttosto, la storia è creata attraverso l'immagine”, come ci racconta Nova Benway nel testo in catalogo che accompagna la mostra. 

 

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