Martine Gutierrez | Humannequin

a cura di Lorenzo Respi

 

11 gennaio - 22 febbraio 2017

Anna Marra Contemporanea è lieta di presentare Humannequin, prima mostra personale in Italia di Martine Gutierrez, curata da Lorenzo Respi. La mostra accoglie il video Clubbing e una selezione di fotografie appartenenti a tre differenti serie – Line Ups, Girl Friends e Real Dolls – dell’artista americana che indaga il tema dell’identità personale e collettiva.

 

Gutierrez ha il completo controllo della produzione di ogni lavoro, dallo styling al make up, fino alla determinazione di luci e pose. Nelle foto esposte l’artista ritrae se stessa tra manichini o fingendosi lei stessa manichino. A prima vista, l’osservatore non è in grado di distinguere la figura umana dal manichino.

 

Nelle 4 fotografie di medio formato della serie Line Ups (2014) Gutierrez è circondata da manichini abbigliati e truccati come l’artista. Sembra di riconoscere in questi scatti la vita mondana di attrici hollywoodiane, pop star e top model. In realtà i set e i costumi sono realizzati con materiali semplici. Rivestendo gli stessi sei manichini nel medesimo studio, l’artista incoraggia lo spettatore a riflettere sulle caratteristiche dello stereotipo femminile, quali glamour, desiderio e sensualità.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

Nella serie Girl Friends (2014) l’artista si ritrae mentre interagisce con dei manichini, per esplorare l’intimità e i confini fluidi delle relazione tra tre coppie di donne immaginarie. Questi piccoli scatti in bianco e nero, suddivisi in 3 serie da 7 fotografie ognuna, sembrano essere familiari pur essendo ricostruzioni cinematografiche.

 

Real Dolls (2013) è composta da 4 serie, ognuna di 4 fotografie a colori di piccolo formato. In queste immagini Gutierrez assume il ruolo di una sex doll a dimensioni reali. Le bambole sono ritratte in ambienti domestici ma in pose inconsuete. Diventano così un alter ego che prende esattamente il posto dell’umano, e svelano una figura femminile sola, priva di vita e confinata nell’ambiente domestico. Le situazioni oscillano tra bellezza e stravaganza, eleganza ed eccentricità, desiderio e brutalità.

 

Il video Clubbing (2012) mette in scena un gioco eccentrico in bilico tra realtà e fantasia, nel quale l’artista si esibisce tra passi di danza e paillettes, interpretando diverse coppie che simultaneamente interagiscono le une con le altre, esprimendo i ruoli di genere attraverso le pose che ognuno di loro assume.

 

Negli scatti fotografici e nei video Martine Gutierrez indaga così in profondità il tema dell’identità, personale e collettiva, che giunge quasi a metterne in discussione lo stesso significato, manipolando la sua persona e i manichini che convivono con lei sul set. Senza alcuna possibilità di vivere un’esistenza propria, i manichini hanno storie complesse e nomi comuni (Anita, Marie, Rosella, Palma, Mimi, Raquel). Gutierrez si confonde tra le donne inanimate e fatte di plastica, e diventa una di loro assumendone i medesimi costumi, accessori, trucco, pose del corpo ed espressioni del viso.

 

Il manichino (uomo o donna) è il mezzo per creare un alter ego dell’artista, la coscienza critica di quello che tutti viviamo, proviamo e condividiamo nella società. Quando Gutierrez si finge un manichino, non sente di impersonare un ruolo vuoto, ma denuncia silenziosamente che la realtà non è sempre come appare e che è necessario andare oltre l’apparenza per comprenderla. Anche le ambientazioni che accolgono i suoi set esistenziali – interni residenziali o esterni antropizzati – sono profondamente malinconiche, e talvolta violente: la finzione ci mette di fronte alla prepotenza delle convenzioni sociali. Ogni scatto fotografico di Martine Gutierrez è la testimonianza di un atto fisico, una trasformazione corporale – una performance o un happening – che l’artista pratica mimeticamente e studia fin nei minimi dettagli per indurci a ripensare sulla complessità delle dinamiche sociali.

 

La ricerca della propria identità è un diritto fondamentale e inalienabile di ogni persona, e di chiunque stia cercando il suo essere. Segno di civiltà, l’autodeterminazione personale è legittima, anche se oggi è ancora da legittimare.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Gangemi Editore con testo del curatore.

 

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